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Cosa sarebbe successo se Elaine
avesse sposato LeChuck prima che quest'ultimo si tramutasse nel pirata
fantasma-zombie-demoniaco che noi tutti conosciamo?
LeChuck non aveva mai visto una
cosa così splendida in tutta la sua vita, e lui, di cose splendide, ne aveva
potuto ammirare tante; tesori, gemme, pietre preziose. Ma nulla di tutto questo
lo aveva mai lasciato a bocca aperta, confuso, emozionato, imbarazzato,
addirittura. L'aveva vista camminare per il viale che conduceva alla piazza di
Melèe, ed aveva subito deciso che quella meravigliosa creatura doveva essere
sua: la figlia del governatore, Elaine Marley. E pensare che, quando era
sbarcato su quell'isola per rifornire il suo galeone di cibo, si sentiva
tremendamente scocciato. Ma ora, tutto era diverso. Dopo avere lasciato la
ciurma a sbronzarsi allo Scumm Bar, LeChuck si diresse verso il palazzo di
Horatio Torquemada. Non c'era nessuna guardia alla porta, il che gli fece
intuire che in quel luogo non si dovevano assalti da parte di forze nemiche, o
forse non si era del tutto consapevoli dei pericoli che solcavano l'oceano. Si
ritrovò dunque costretto a battere il chiavistello d'ottone della porta della
residenza, che, dopo qualche secondo, venne aperto da un elegante uomo della
servitù, alquanto spazientito.
US (Uomo Servitù): Quante volte
ve lo dobbiamo ripetere? Il governatore possiede già una nutrita flotta, e non
ha bisogno di acquistare un'altra nave, per cui dica a quel cialtrone di
Smailing Stan di rassegnarsi!
Quando la porta gli venne
sbattuta in faccia, LeChuck si immaginò mentre sbudellava quello schifoso
damerino a mani nude. Non credeva, però, che questo avrebbe fatto piacere ad
Elaine, così si accinse di nuovo a battere alla porta.
LC (LeChuck): Ehm, credo che ci
sia stato uno spiacevole equivoco! Mi permetta di presentarmi; sono il pirata
LeChuck, appena approdato su questi lidi per riempire la stiva della mia nave e
per presentarmi al governatore.
US: LeChuck? Il pirata che sta
mettendo a ferro e fuoco i Caraibi?
LC: Oh, non si preoccupi, non
ho intenzione di attaccare questa minuscola isola. Solitamente io mi occupo di
imprese più ardue, come affondare i mercantili spagnoli, ad esempio. Voglio solo
presentarmi; i miei servigi potrebbero essere utili al vostro governatore.
US: Non credo proprio! E
comunque il padrone, in questo momento, è assente, ed ho ricevuto l'ordine di
non fare...
V (Voce): Edgar, chi c'è alla
porta?
Era lei. Splendida, mentre
scendeva l'imponente scalinata del salone.
US: Uno straniero. Non se ne
curi, mi occup...
LC: Pirata LeChuck. E lei dev'essere...
EM (Elaine Marley):...Elaine
Marley!
LC: Incantato.
LeChuck si mise in ginocchio, e
sfiorò con le labbre la mano della ragazza. Non si era mai trovato in una
situazione così imbarazzante; chissà se l'avessero visto i suoi uomini.
US: Ma come si permette? Io le
proib...
EM: Su, Edgar! Dovremmo essere
un pò più ospitali con gli stranieri che vengono a bussare alla nostra porta!
Riceviamo ospiti così di rado!
US: Ma lui...è un pirata!
EM: E chi non lo è su quest'isola?
Perdoni l'insolenza di Edgar! Coraggio, questa sera lei cenerà con me!
LC: Ne sono onorato!
Non aveva ancora capito perchè,
ma quel pirata l'attraeva come una calamita. Aveva sentito parlare di lui e
delle sue imprese sanguinarie molte volte, ma era che l'aveva conosciuto lo
trovava così...così...affascinante. Non era decisamente abituata a uomini del
suo calibro; continuavano a ronzargli attorno soltanto ubriaconi impregnati di
alcool o insopportabili figli di papà. Ma stavolta era diverso; aveva finalmente
trovato qualcuno alla sua altezza. I suoi modi erano poco raffinati, ma non gli
interessava affatto. Terminata la cena, LeChuck le venne vicino, e cominciò a
parlarle.
LC: Governatrice Elaine Marley,
è inutile nasconderlo. Io provo una forte attrazione nei suoi confronti, una
sensazione che non avevo mai provato prima. Sarei disposto a smetterla con le
mie razzie, ad abbandonare la mia vita di feroce pirata, per vivere al suo
fianco! Elaine Marley, vuole sposarmi?
Elaine ebbe un colpo al cuore.
Credeva che il pirata si sarebbe accontentato di averla per sè una notte, e non
tutta la vita. No, non poteva accettare, ne andava di mezzo il suo prestigio. E
suo padre, cosa le avrebbe detto? Tutti questi pensieri balenarono nella sua
mente nell'arco dei pochi secondi, al termine dei quali la figlia del
governatore cambiò per sempre il destino suo e di LeChuck.
EM: Sì, lo voglio!
DOPO QUALCHE ANNO...
CRASH!
EM: Caro, cos'è stato?
LC: Probabilmente uno dei tuoi
odioso barboncini dev'essere entrato nella villa.
EM: Come osi parlare così dei
miei barboncini?
LC: In ogni caso, andrò a
controllare.
LeChuck si alzò dal letto ed
afferrò l'elsa della sua spada. Un tempo, quella spada era costantemente
macchiata del sangue dei suoi nemici; ora, era semplicemente un cimelio
arrugginito. Non riusciva ancora a capire come avesse potuto perdere la testa
per una smorfiosetta del genere, come avesse potuto rinunciare alla sua vita di
feroce pirata per governare un'isola dove non accadeva mai nulla di
interessante. I primi mesi erano stati stupendi; il governatore Horatio,
inizialmente diffidente nei suoi confronti, aveva imparato col tempo a fidarsi.
Ma ci volle poco perchè le cose cambiarono; la vita divenne presto monotona, e
le attenzioni di Elaine si concentrarono soltanto sulla gestione politica e su
quei dannati barboncini. LeChuck sentiba nostalgia delle urla, dei relitti delle
navi, di ricchi bottini; a questo pensava, mentre scendeva la scalinata del
salone, impaziente di trapassare da parte a parte chiunque fosse stato la causa
di quel rumore. Fu un attimo. Vide un'ombra sgattaiolare verso il portone, e le
balzò addosso.
LC: Ah-ha! Ti ho preso, verme
schifoso!
GR (Giovane Ragazzo): Ti prego,
non farmi del male!
LC: E perchè non dovrei
fartene, eh!?!?! Rispondi! Rispondi!
GR: Non è colpa mia! Sono stato costretto dai pirati importanti, giù al molo! Mi
hanno detto di penetrare nella villa del governatore e...
LC: I pirati importanti? Quei
tre avranno presto mie notizie. Nel frattempo, noi due faremo una salutare
passeggiata al chiaro di luna, fino alla prigione.
GR: No, la prego! Sono soltanto
un ragazzo!
LC: Non ti preoccupare, avrai compagnia. Otis è un uomo molto simpatico!
EM: Che succede?
LC: Nulla! Ho soltanto sorpreso un ladro! Torna a dormire!
LeChuck non sapeva chi fosse
quel ragazzo, non sapeva di avere dinanzi a sè Guybrush Threepwood, la sua
nemesi, e non sapeva che quello non sarebbe stato il loro ultimo incontro.
DOPO DIVERSI ANNI...
Erano passati pochi giorni da
quando Horatio Torquemada Marley aveva fatto finalmente ritorno sulla
terraferma. Era stato per troppo tempo lontano da sua figlia; l'ultima volta che
l'aveva vista, prima della partenza, era stato il giorno del matrimonio con
LeChuck. Già, LeChuck; aveva accettato non senza difficoltà l'unione tra Elaine
e quel pirata sanguinario, e soltanto adesso si era accorto di essersi sbagliato
sul suo conto. Aveva amministrato bene l'isola in sua assenza, dopotutto, e
sembrava avere finalmente messo la testa a posto. Gli sembrava, tuttavia, che il
rapporto della coppia si fosse notevolmente deteriorato. Horatio pensava che
fossero solo i pensieri di un vecchio stanco, un vecchio che aveva trascorso la
sua vita alla ricerca di un tesoro leggendario, il più grande di tutti i tempi:
Big Whoop. Le sue ricerce erano sempre state vane, ma le sue speranze si erano
rinnovate dopo avere trovato un'antica mappa, le cui indicazioni conducevano
verso una piccola isola sperduta nel Mar dei Caraibi: Dinky Island. Aveva appena
finito di reclutare una ciurma esperta, gli mancava soltanto un uomo, un uomo
che avrebbe dovuto assicurarsi che il viaggio sarebbe stato il più tranquillo
possibile: LeChuck. L'aveva fatto convocare nella sua stanza; eccolo, mentre si
avvicinava con passo deciso.
LC: Mi ha fatto chiamare,
governatore?
HM (Horatio Marley): Oh, suvvia! Noi due ci siamo conosciuti molto poco, ma non
c'è bisogno che tu mi dia del "lei"; sono il padre di tua moglie!
LC: Oh, ha perfet...hai perfettamente ragione, Horatio!
HM: Così va meglio! Col tempo ci farai l'abitudine; avremo molto tempo per
discutere nei prossimi mesi.
LC: Cosa intendi dire?
HM: In questi anni sono rimasto lontano da casa, lontano dai miei affetti, ed ho
fatto tutto questo per una sola ragione: trovare Big Whoop!
LC: Big Whoop? Il più grande
tesoro di tutti i tempi?
HM: Si dice che nessun uomo
mortale possa ammirarne le ricchezze. Ma c'è dell'altro; da alcuni vecchi
incartamenti, sono venuto a conoscenza che Big Whoop rappresenta la chiave per
accedere ad un grande potere, qualcosa di mai visto prima! Sono riuscito
addirittura a trovare una pista, una pista che conduce verso Dinky Island. Io
ormai sono vecchio e stanco, e non sò se potrei sopportare un altro fallimento.
Ho bisogno di un uomo che mi sorregga, un uomo che erediti le mie speranze, i
miei sogni: TU!
Horatio vide gli occhi di
LeChuck risplendere di una strana luce.
LC: Fammi capire bene! Mi stai
proponendo di riprendere la mia vecchia vita, di tornare a navigare?
HM: Proprio così! Diventerai capitano della mia flotta! Cosa rispondi?
I passi di LeChuck
riecheggiavano nel tunnel sotterraneo che, secondo le indicazioni riportate
sulla mappa, avrebbe dovuto portare a Big Whoop. Il viaggio era stato effettuato
in grande segreto, ed a bordo di una piccola nave. Una volta sbarcati su Dinky e
trovata la via d'accesso a cui si faceva riferimento nell'incartamento, il
bucaniere aveva deciso di recarsi in avanscoperta da solo, ma Horatio aveva
preferito farlo accompagnare da un marinaio inesperto; LeChuck non conosceva il
suo nome, non si era mai curato prima di quell'uomo. Ora però, nel buio del
tunnel, era contento di poter contare sulla compagnia di qualcuno; quel luogo lo
spaventava, sembrava circondato da una strana aura malvagia.
LC: Da quanto tempo stiamo
percorrendo questo corridoio, marinaio?
M (Marinaio): Non saprei. Questa galleria sembra non avere fine!
Ad un tratto, i due videro una
grande luce bianca provenire da un'apertura. Erano finalmente arrivati
all'aperto. Lo spettacolo che si presentò di fronte ai loro occhi li lasciò
senza fiato. Un'enorme vulcano, eruttante lava, si ergeva al di sopra di una
collina. LeChuck constatò con stupore che le indicazioni della mappa portavano
al suo cuore pulsante di magma.
LC: Questo posto è...anche se è
giorno...dannatamente tenebroso!
M: Si faccia coraggio, capitano. Presto Big Whoop sarà in mano nostra!
LC: Hai ragione, marinaio. Eppure, ho uno strano presentimento...
M: Guardi! C'è una fenditura ai
piedi del vulcano!
LeChuck non sapeva di non
trovarsi più su Dinky Island, ma su un'isola ben più misteriosa, custode di un
antico segreto: Monkey Island!
La fenditura non sembrava
essere stata creata dall'erosione della roccia, ma, piuttosto, artificialmente.
Ed anche il viottolo roccioso, circondato dalla lava incandescente, che portava
nel cuore nella montagna, dava la stessa impressione. Lì, LeChuck ed il marinaio
non trovarono, come avevano immaginato nei loro sogni, un forziere ricolmo di
pietre preziose, ma bensì un portale di pietra dal quale veniva sprigionata una
luce abbagliante, che non permetteva agli occhi di capire dove esso conducesse.
M: E così, sarebbe questo il
tesoro di Big Whoop? Dove sono i gioielli? Dove sono i lingotti d'oro? Tutto
questo viaggio è stato inutile!
LC: Taci, sciocco! Non riesci a
capire che quì c'è in gioco ben altro? Era questo che dicevano gli incartamenti!
Questo portale deve condurre alla fonte di un potere immenso, un potere che noi
due non possiamo nemmeno imm...
LeChuck sentì la punta della
spada del marinaio premergli contro la schiena. Questi estrasse dal fodero
l'arma del pirata, e la gettò tra la lava.
M: Ahahah! Non trovi questa
situazione davvero divertente? Tu, il grande pirata LeChuck, in balia di un
giovane ed inesperto marinaio!
LC: Cosa stai facendo?
M: Diciamo che mi sto prendendo
una piccola vendetta su di te!
LC: E cosa ti avrei mai fatto?
M: Vedi, fin da piccolo ho
sempre coltivato un grande sogno: diventare un pirata! Sarei stato disposto a
tutto pur di realizzarlo, persino ad abbandonare la mia famiglia, e proprio
quando ero ad un passo dal raggiungimento del mio scopo, sei arrivato tu! Tu! Mi
sei apparso come la patetica ombra di ciò che eri un tempo; eri diventato un
governante, incatenato alla terraferma dalla prepotenza di una stupida
donnicciola!
LC: Stai delirando! Io non ti
ho mai visto prima di questo viaggio!
M: E così, non ti ricordi di
me! Beh, è comprensibile! All'epoca del nostro primo incontro non mi ero ancora
fatto crescere la barba; ero soltanto un giovane sprovveduto, introdottosi nella
tua villa per rubare l'Idolo dalle Molte Teste!
Soltanto allora, LeChuck capì
con chi stava avendo a che fare.
GT (Guybrush Threepwood): Io
sono Guybrush Threepwood, temibile pirata! Già, pirata, a differenza di te! Sono
riuscito ben presto a fuggire dalla prigione ed a proseguire il mio
addestramento! Horatio mi ha notato a Scubb Island, e mi ha proposto di entrare
a far parte della sua ciurma, dicendomi che sarebbe presto partito alla ricerca
di Big Whoop! Ed ora, eccomi quì, ad un passo dal diventare il più potente
bucaniere di tutti i tempi! Assisti al mio trionfo!
Il marinaio, o meglio, un
Guybrush Threepwood carico di odio e vendetta, ignaro del significato della
parola "amore", attraversò il portale, scomparendo alla vista di LeChuck.
GT: NOOOO! LASCIATEMI!
LASCIATEMI ANDARE!
La luce si fece sempre più
intensa, talmente intensa che LeChuck credette di essere diventato cieco.
GT: VIA! VIA, MALEDETTI!
Quando il bagliore si
affievolì, e gli occhi del pirata riacquistarono sensibilità, egli trattenne a
stento le grida. Quello che si trovava di fronte non era più Guybrush Threepwood,
ma il suo fantasma. Non riusciva a pronunciare nessuna parola, se ne stava lì,
impalato, dinanzi all'ectoplasma del ragazzo.
GT: Hai visto cosa sono
diventato? Un fantasma, un maledetto fantasma! Le anime dei dannati si sono
prese il mio corpo! E' questo il potere di Big Whoop? Vivere sotto questa...maledizione?
No, qualcosa dev'essere andato storto! TU! Sei stato tu, schifoso bastardo! La
tua presenza non era prevista, ed i dannati si sono vendicati su di me! MORIRAI!
LeChuck visse quell'istante
come se fosse stato l'ultimo della vita, aspettandosi di essere vittima di
chissà quale anatema. Non si sarebbe mai immaginato di vedere un fantasma
piangere.
GT: Che cosa ho fatto? Ho
rovinato tutto! A causa della mia voglia di potere, sono diventato un mostro!
Sento di avere a disposizione un grandissimo potere, sento che potrei ucciderti
soltanto con il pensiero! Ma non era questo che volevo; io volevo soltanto
essere un pirata! Vattene, vattene LeChuck! Lasciami da solo, a vivere dentro
questo vulcano, per sempre!
LC: No! Non devi arrenderti, non devi buttare il tuo sogno! Vieni con me a Melèe;
conosco qualcuno che potra aiutarti! E' una sacerdotessa voodoo, i suoi poteri
sono immensi. Immagino che potra fare qualcosa per aiutarti. Spiegherò tutto io
all'equipaggio, e nessuno sentirà mai più parlare di questo posto
maledetto!
LeChuck, in realtà, non era
molto convinto di poter fare qualcosa per Guybrush. Quel ragazzo aveva
perseguito il suo stesso sogno, e lui era quasi riuscito a non farglielo
realizzare. Pur di farsi perdonare, l'avrebbe aiutato in qualsiasi modo gli
fosse stato possibile.
Perchè l'aveva aiutato? LeChuck
non riusciva a pensare ad altro. Perchè non aveva continuato a curarsi solo di
se stesso, come aveva sempre fatto? Perchè si era lasciato cogliere dal senso di
colpa? La scena era ancora chiara e nitida nella sua mente.
LC: VoodooLady, crede di poter
fare qualcosa per aiutarlo?
VD (VoodooLady): Io solitamente
non mi occupo di faccende che rientrano nel campo della magia nera, come la
resurrezione, ma in questo caso farò un'eccezione, e ti dirò subito che il tuo
amico non è morto, o, perlomeno, non lo è ancora del tutto.
GT: Ma sono un fantasma!!! Come
posso non essere morto?
VD: Riesco ancora a sentire il
battito del tuo cuore, e questo può significare una cosa sola; le anime dei
dannati non sono ancora riuscite ad impossessarsi dell'ultimo brandello di vita
che rimane nel tuo corpo. Dobbiamo fare presto!
Grazie ad un complicato
incantesimo, VoodooLady era riuscita a riportare in vita il corpo di Guybrush,
che si trovava ancora prigioniero nel vulcano di Big Whoop. LeChuck era quindi
dovuto tornare a Monkey Island, per poter finalmente riabbracciare quello che al
momento sembrava un suo amico. Già, perchè si era presto tramutato in un nemico;
Elaine, la sua Elaine, se ne innamorò appena lo vide. Ormai le sue attenzioni
non si concentravano più sul marito, ma esclusivamente sul suo giovane amante.
Anche se LeChuck non l'amava ormai più, non aveva nessuna intenzione di
lasciarsi scappare quella che ormai era la sua "proprietà" più preziosa. Non
c'era voluto molto tempo prima che capisse che esisteva un unico modo per
riconquistarla; attraversare il portale di Big Whoop!!!
FINE???
(MATTIA "MATIOSKI" POZZOLI)
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