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Cinque anni dopo l'epico finale del secondo episodio, la LucasArts decide
di creare un nuovo seguito per Monkey Island, questa volta senza Ron Gilbert, il
genio creatore dei prim111i due Monkey, il quale ha rotto i rapporti con la casa
di produzione.
Non soddisfatti di accettare la malinconica conclusione del secondo
episodio, la quale non consentiva sbocchi di proseguire la storia ( anche se
Gilbert aveva molto chiaro in mente un terzo capitolo della saga che, però, non
potè più realizzare), i nuovi produttori e sceneggiatori spiegano come la Fiera
di Big Whoop, Guybrush tornato bambino e l'incontro con i familiari al termine
di " LeChuck's Revenge", siano dovuti ad una maledizione lanciata dal pirata
zombie al povero Threepwood ( questo ha avuto un fondamento anche nella frase
pronunciata da Elaine nel finale del 2 : " Spero che LeChuck non gli abbia
lanciato nessuna terribile maledizione").
Ed eccoci quindi all'inizio di The Curse of Monkey Island, dove troviamo
il nostro Guybrush a bordo di un autoscontro, appena fuggito dalla Fiera dei
Dannati.
Il terzo episodio non suscitò una buona impressione, come del resto è
accaduto per molti altri giochi della Lucas, colpiti duramente dalla critica,
spesso poichè troppo semplicistici; questo, ad esempio accadde anche per Monkey
1, ma in realtà il buon vecchio Gilbert seppe utilizzare le critiche per
rendere perfetto il secondo episodio.
A molti pareva che Monkey 3 fosse nato sfruttando la popolarità ed il
successo della serie, e servendosi di una ammaliante grafica cartoons.
In realtà questo gioco va visto secondo due punti di vista differenti: come
seguito di una saga leggendaria, e come avventura a sè e non, cioè, rapportata
con i precedenti due episodi.
Considerandola sotto quest'ultimo punto di vista dobbiamo fare alla Lucas
tanto di cappello. L'installazione e l'utilizzo del gioco sono semplici e
veloci e chi non può essersi emozionato vedendo la splendida introduzione,
realizzata molto bene, che ci ripresentava dopo tanto tempo il temibile Guybrush,
sempre intento a scrivere il suo diario, e che sfruttava una forte comicità. Ad
esempio nelle scene iniziali in cui Threepwood, affamato ed assetato
nell'oceano, non si accorge del cibo e delle bevande ristoratrici che gli
passano accanto.
Le musiche riescono perfettamente a trasportarci nei vari paesaggi
caraibici e, dal lugubre al romantico passando per la "Pirate Song" ( una
canzone cantata dai barbieri di Plunder e mai apparsa nella versione italiana)
non hanno nulla da invidiare a quelle dei primi due giochi, e sfruttano anche
egregiamente le possibilità del CD-ROM. Da non tralasciare inoltre la presenza
delle voci dei personaggi; e sebbene il doppiaggio non sia nuovo per i giochi
Lucas, quello di Monkey 3 è veramente molto ben curato e raffinato, e nessuna o
rare critiche sono state espresse a rigurardo.
La giocabilità non si differenzia molto da quella dei primi due episodi,
con i quali la Lucas riuscì ad affinare e perfezionare il sistema Scumm. Questa
interfaccia era nata timidamente con Maniac Mansion ( la sigla significa infatti
SISTEMA USATO PER CREARE MANIAC MANSION) ed aveva raggiunto la piena maturità
grazie anche a Monkey 1 e 2. Il terzo capitolo è più simile però alle avventure
Lucas più, nell'interfaccia delle quali si sostituivano ai testi usati prima per
indicare le azioni, delle rappresentazioni grafiche. In Monkey 3, infatti, il
giocatore si trova di fronte il simbolo di un pappagallo, un teschio con gli
occhi spalancati ed una mano per indicare le relative azioni invece delle
scritte "PARLA, VAI VERSO, ESAMINA, RACCOGLI, USA, PARLA...".
L'inventario e l'interfaccia appaiono, inoltre, solo su comando del giocatore,
ma per il resto restano nascosti consentendo la visione piena della schermo (
come in Sam&Max). Il gioco si avvale però di una versione più semplice dello
Scumm, in quanto le azioni sono limitate ( i tre simboli prima descritti
rappresentano "PRENDI" "PARLA" "ESAMINA") e, a seconda dell'oggetto a cui sono
di fronte possono diventare "MANGIA" "TIRA" "SPINGI", e ciò può far pensare che
l'azione sia quasi suggerita e si rimpiangono i tempi in cui, nei due primi
episodi, ci si scervellava cercando di capire quale azione fosse più adatta in
una determinata situazione, aiutati rare volte dall'interfaccia intelligente,
ovvero l'azione che, quando si passava con il cursore su un oggetto, si
illuminava facendo capire di essere la più consona allo scopo ( Es. APRI se si
era vicini ad una porta).
Ma in realtà anche il sistema del 3 non è così semplicistico e non permette
affatto di delineare l'enigma da risolvere..
Non mancano inoltre le più svariate possibilità di usare oggetti, combinarli tra
loro, sottoporli al protagonista o ad altri personaggi e molto altro che, seppur
siano azioni del tutto inutili per il proseguimento del gioco, riescono a darci
gag o frasi divertenti che caratterizzarono l'umorismo demenziale della Lucas
nei primi due giochi ( ad esempio provando a leccare la lingua dell'alligatore
della Vodoo Lady o mangiare gli spilli Guy avrà delle reazioni molto ironiche).
La comicità della Lucas traspare anche nei dialoghi del gioco, colmi di
freddure, gag, battute e ironia fine e demenzialità nel contempo, e ciò rende il
gioco degno di appartenere alla saga.
Anche il terzo capitolo, come i precedenti, non presenta "vicoli ciechi",
ovvero punti in cui se non si ha fatto qualcosa o preso qualche oggetto in
precedenza non si più andare avanti con il gioco, e le morti al minimo errore.
Nonostante questo la giocabilità non ne risente e la trama riesce ad essere
avvincente ed emozionante, senza frustrare il giocatore. Una lode anche agli
enigmi i quali sono molto ben disposti ed intelligenti, spesso anche comici,
anche se il 3 è forse uno dei capitoli più semplici della saga di Monkey Island.
Il gioco presenta, come Monkey 2, due modalità di gioco, "SEMPLICE (una storia
di pirati fanfaroni e smargiassi)" e " MEGAMONKEY (una storia di pirati
fanfaroni e smargiassi...ma con più engimi!), ed è perciò aperto a giocatori
esperti ed a principianti.
Detto ciò possiamo adesso analizzare The Curse of Monkey Island in quanto
seguito di una delle più grandi saghe mai esistite; sotto il punto di vista,
ovvero, dei tanti fans della serie rimasi scontenti o delusi.
Innanzitutto va ricordato quanto detto sopra, ovvero il radicale
cambiamento della grafica e dell'interfaccia, molto più innovativo del moderato
mutamento che ci fu dall'1 al 2, e quindi anche più difficile da accettare.
Anche i personaggi sono cambiati. Guybrush ad esempio ha abbandonato
l'aspetto virile e, a suo modo, vissuto con il quale lo abbiamo trovato in "LeChuck's
Revenge". Non ha più la barba, è più alto, magro, goffo ed impacciato. Si rifà
molto, quindi, a come ci venne presentato in Monkey 1, e questo è dovuto,
secondo ciò che ha detto Bill Tiller, uno dei produttori del gioco, al fatto che
era molto più semplice disegnare Guybrush in quel modo, ed è anche questo che
può aver fatto infuriare i fans conservatori. Il Guybrush del terzo capitolo più
ingenuo ed imbranato, quasi infantile, legato ai sentimenti che non evita di
mostrare apertamente, al contrario del Guybrush del secondo capitolo.
LeChuck non è da meno, anche lui infatti si può riscontrare una profonda
metamorfosi. Il suo aspetto da zombie decomposto viene sfruttato in un altro
modo; ostracizzandone quasi l'effetto terrificante, malvagio e macabro e quello
laido degli sputi che uscivano perennemente dalla sua bocca nel 2, per fare
spazio ad una versione più comica e demenziale della sua condizione da cadavere.
L'intero personaggio di LeChuck non ha più la funzione del cattivo e malvagio
antagonista, assume toni più buffi e leggeri, e colui che nei primi due Monkey
era uno spietato bucaniere assetato di sangue, diventa qui quasi un'imbecille,
un buffone senza più malvagità. Quindi riflettendo sui due personaggi si più
dire che la Lucas, al contrario di quanto, per un parere personale, avrebbe
dovuto fare, ha cercato di adattare e trasformare protagonista ed antagonista
per rendere più omogenea l'atmosfera da cartoons, l'innovazione che ha fatto da
punto forte per l'intera avventura.
Nel gioco ricompaiono inoltre Wally il cartografo, i Cannibali di Monkey Island,
la Vodoo Lady, Stan ( rinchiuso nella bara da Guybrush in Monkey 2), la stessa
Monkey Island e la scimmia a tre teste.
Ricompaiono i duelli di spada ad insulti, con relativa pratica, si dovrà
di nuovo formare un equipaggio di tre persone, il quale Guybrush farà fatica a
controllare. Dovrete di nuovo aver a che fare con bibite caustiche e penetrare
nelle cripte dei cimiteri fra bare e cadaveri. Ritroveremo di nuovo l'amore fra
Guy ed Elaine, andato perso nel 2 ( e che, secondo Gilbert, non sarebbe più
dovuto nascere), e lo stesso LeChuck non mira più nè alla vendetta personale nè
a Big Whoop, ma di nuovo al cuore di Elaine che rapisce. Dovrete provare di
nuovo l'esperienza di completare un ordigno in grado di distruggere LeChuck
mentre lui vi insegue e, comparendo all'improvviso, usa i suoi poteri per
mandarvi in un'altra stanza ( simile alla situazione finale del 2). Tutto questo
potrebbe essere positivo per i nostalgici, attaccati a vecchie scene ed eventi,
ma in realtà può anche sapere di "storia riciclata". La Lucas avrebbe puntato,
cioè, su ciò che rese famosa la saga, sapendo che riproponendo la solita
"ricetta", con l'aggiunta di alcuni ingredienti innovativi, avrebbe avuto
sicuramente successo. Anche se a molti ciò sapeva di vecchio, di già vissuto,
quasi di copiato.
L'avventura ha inoltre errori anacronistici o imperfezioni che non
combaciano con il resto della storia.
In conclusione possiamo apprezzare il lavoro fatto dalla LucasArts per
questo gioco e le innovazioni con esso portate, anche se ripenseremo sempre
nostalgici ai primi due capitoli della saga di Gilbert il quale, forse, sarebbe
riuscito a creare un terzo seguito di Monkey Island veramente perfetto, sia
nella struttura che nella trama, al contrario di come è successo per The Curse
of Monkey Island.
VOTAZIONE
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TRAMA
6/7
GRAFICA 9
SONORO
9
GIOCABILITA'
8
LONGEVITA'
8
COMICITA'
8 1/2
DIFFICOLTA'
7
VOTO TOTALE
8
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