A tutto il febbraio 1998 si sono
verificati, nei mari di tutto il mondo, diversi episodi di pirateria. Il 23
gennaio un mercantile è stato “rapito” al largo della Somalia: venti uomini
hanno abbordato la nave e hanno chiesto un riscatto.
Nel 1997 si sono verificati 229 attacchi di pirati al traffico navale in tutto
il mondo, con il raddoppio dei marittimi uccisi rispetto al 1996 (51 contro 26).
La tendenza è in ascesa: 90 attacchi nel 1994, 170 nel 95, 176 nel 96. Nessun
ucciso nel 94, 18 nel 95 e 26 nel 96. I mari più pericolosi sono quelli del sud
est asiatico, tra l’Indonesia (oltre un terzo degli episodi) e le coste della
Thailandia, ma i porti del Brasile, del Venezuela, della Somalia e dello Sri
Lanka seguono a ruota.
Cosa fanno i pirati marittimi del ventesimo secolo? Rubano, e sanno cosa rubare.
Il 2 aprile del 97, a Rio de Janeiro, la “Libra Buenos Aires”, portacontainer di
un armatore tedesco, è stata alleggerita di sei container di macchine da
scrivere, e l’equipaggio di quasi 30mila dollari in contanti. Come avranno fatto
i marinai, senza una lira, in franchigia a Rio? Triste destino, il loro.
Andiamo avanti: il 21 ottobre 97 la portacontainer Zim Montevideo, israeliana,
ormeggiata nella baia di Guanabara, in Brasile, è stata abbordata da quindici
uomini su piccole imbarcazioni. I pirati sono andati a colpo sicuro, svuotando
un container di materiale elettronico. Il 29 gennaio del 1998, in Malaysia, 10
assalitori hanno sottratto un terzo del carico di gasolio dalla petroliera
Tioman. Un affarone.
In genere i pirati
moderni si avvicinano alle navi, sempre ormeggiate o in porto, con pescherecci o
motoscafi. Mancano, per ora, gli attacchi in alto mare. Tuttavia, secondo il
Centro sulla pirateria dell’International Maritime Bureau, l’organismo
internazionale che coordina il traffico navale commerciale, gli assalti alle
navi avvengono con sempre crescente violenza e, soprattutto, con l’ausilio di
mezzi tecnologici e armamenti modernissimi. I pirati sono in grado di
individuare i carichi più ricchi, le navi meno difese e agiscono a colpo sicuro
sugli obiettivi prescelti. Senza dubbio i furti avvengono su commissione, e il
bottino è sempre ricco.
I pirati sono in grado di non operare sempre nella stessa zona, eludendo le
guardie costiere e le marine militari dei diversi Paesi, e seguono le modifiche
delle rotte commerciali imposte da cambiamenti politici, di trattati commerciali
e di movimenti di mercato. Non è difficile immaginare che dietro i pirati ci
siano potenti e attrezzate mafie regionali, come quella cinese o malese o
indonesiana in Indonesia, le milizie dei signori della guerra somali, la
malavita organizzata dei paesi della penisola indocinese o dei paesi rivieraschi
sudamericani. Non è neanche difficile immaginare come i più sofisticati
dispongano di appoggi generosi all’interno di compagnie marittime, capitanerie
di porto o organismi di controllo del traffico.
Quali le differenze rispetto ai pirati tramandati dalla cinematografia, dai
romanzi d’avventura e, naturalmente, dalla storia? Solo la tecnologia.
Paolo Dalla Zonca |