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Articolo 2
IL PASSATO DI GUYBRUSH
THREEPWOOD
di Danilo Puce |
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Il seguente articolo è
scritto sotto forma di racconto, e seppure io sia fermamente convinto delle idee
espresse ne " IL SEGRETO DI MONKEY ISLAND", ho costruito questa storia per dare
una spiegazione non al MONKEY ISLAND GILBERTIANO, ma all'intera saga di Monkey
Island proseguita dalla Lucas! La Lucas spiega che il finale di Monkey 2 è un
semplice banale sogno di Guybrush, ed io ho voluto dare una spiegazioni a tutti
i sogni del temibile pirata in Monkey 2, perchè anche il 3 ed il 4 abbiano
senso.
Mentre se reputiamo veri Monkey Island solo l'1 ed
il 2, leggete a proposito l'altro articolo da me già menzionato.
Il vecchio galeone avanzava a vele spiegate, in balia
dei flutti del mare, che parevano, a tratti, sollevarlo nel cielo, per poi
inghiottirlo voraci nelle profondità marine.
Immobile nella stiva, pensieroso come sempre, stava il
nobile e temibile pirata, Capitano John George Threepwood. Era oramai da più di
sessantasei giorni che aveva iniziato questo viaggio alla ricerca di un segreto
custodito in un’isola segreta e lontana, ma si rendeva conto che stava solamente
inseguendo una chimera. In sessantasei giorni nulla aveva ottenuto dalla sua
ricerca, ed erano più problemi ad affliggerlo, che grandi scoperte.
Come la maggior parte dei Capitani, egli doveva
infatti vedersela con alcuni dei nemici più temuti dai pirati: una bonaccia
insistente che dominava la nave, ed un equipaggio ribelle pronto ad ammutinarsi.
Immobile nella stiva, pensieroso come sempre, stava il
nobile e temibile pirata Capitano John George Threepwood, e solo la sua dolce
moglie Eloise ed i suoi tre figli, riuscivano a portare conforto al suo cuore.
La bufera, intanto, andava aumentando, portando allo
sbaraglio il vascello di Threepwood.
Questi, nella fredda stiva, corrugò la fronte e si
toccò quell’accenno di barba che gli spuntava dal mento; fu allora che, dopo
un’interminabile silenzio, Eloise gli rivolse la parola, risvegliandolo da quei
brutti pensieri.
“Vedrai che si risolverà tutto per il meglio---gli
diceva la moglie con tono rassicurante--- sono
sicura che tutto si risolverà”
“Eloise, cara moglie mia--- il Capitano si
rivolse all’amata--- Ti
ringrazio, ma le tue parole non confortano il mio cuore. Quando ho iniziato
questo viaggio per Monkey Island, sapevo anche io che andavo incontro solo a
sciagure. E come se non bastasse, l’equipaggio cui mi sono accompagnato è un
rozzo gruppo di barbari. Essi trascorrono la maggior parte del tempo a
tracannare grog e a fare baldoria, e non fanno nulla di fronte a questa temibile
bufera! Sono certo che stanno incolpando me di questo. Sono io, per loro, la
causa dell’ira degli dei del mare…Io li ho trascinati in questa avventura senza
ritorno, e loro vorranno la mia testa…. LeChuck vuole la mia testa!”
Christopher Frederick LeChuck faceva parte
dell’equipaggio di pirati scelto da Threepwood per quella missione. Era un
pirata molto vecchio o, se giovane, che dimostrava molti più anni di quelli che
realmente aveva. Sin dall’inizio del viaggio, aveva cominciato a parlare male
del capitano e, prendendo le difese dei compagni, inneggiava spesso
l’ammutinamento.
“Seguendo questo pazzo non andremo mai da nessuna
parte!”diceva a volte agli altri pirati, o “ Vuole portarci in un luogo
sconosciuto, dove ho sentito che regnino le forze del male!”. E così quella
sera di tempesta, LeChuck tenne un’assemblea con il resto dell’equipaggio. Le
sue parole erano fraudolente e colme d’ipocrisia:
“ Miei cari compagni---diceva--- sapete
quanto a me sia sempre stato caro il benessere di tutti noi. Sin dall’inizio ho
capito che quello con Threepwood sarebbe stato un viaggio senza ritorno. Il
nostro Capitano ci ha ingannati. In questi giorni l’ho spiato di nascosto, ed ho
scoperto che egli è in realtà uno stregone…Uno stregone Vodoo! Flaconi di
scarlatti liquidi egli tiene nei suoi scaffali, e con viscere e bulbi egli
prepara pozioni mortali!”. Così disse LeChuck, e tutti credettero ai suoi
falsi racconti; e continuò: “ In verità vi dico, compagni. Iniziamo
l’ammutinamento. Decapitiamo il Capitano e bruciamone al rogo la moglie, sul
ponte. Offriamone al mare impetuoso i figli, poiché sia propizio il viaggio di
ritorno a casa, con tutte le sue ricchezze. Ma prima mi sbarazzerò delle pozioni
e dei talismani, fino a non lasciarne traccia”.
Nella stiva fredda, Threepwood pensava, ed aspettava
l’ora inesorabile della Morte, che era sicuro sarebbe arrivata molto presto.
Egli aveva tre figli, che molto amava. Chuckie era il primogenito, forte e molto
abile, come il padre. Veniva poi il piccolo Guybrush Ulysses, ed infine
Samantha, ancora infante.
Fu quando l’atmosfera nella nave si fece più
burrascosa del mare all’esterno, che egli prese la sua decisione. E rivolgendo
al primogenito parole colme di commozione, disse: “Chuckie. Tu sei molto
maturo oramai, e puoi prendere il mio posto nel Mondo. Avrai certo capito che io
e tua madre non abbiamo più via di scampo, ma voi, sangue del mio sangue, dovete
mettervi in salvo. Prendi con te il piccolo Guybrush, e la dolce Samantha, e
fuggi con loro su di una scialuppa, mettendoti in salvo”. Chuckie annuì,
trattenendo ogni emozione, contenendo quello strazio che aveva nel cuore. Prese
in braccio la piccola sorella e stava per fare lo stesso con Guybrush, quando
egli si ritirò all’avanzare del fratello, aggrappandosi stretto alla gonna della
madre. “Non mi abbandonate. Non lasciatemi. Voglio stare con voi”. Così,
mentre la madre tentava di consolarlo con dolci parole e carezze, il padre
decise di parlare al piccolo Guybrush,
abbandonando per un attimo il suo orgoglio di forte pirata.
“Piccolo---disse----ti ricordi quella volta,
che siamo andati insieme alla giostre? E abbiamo cavalcato insieme il Pazzo
Bucaniere Rotante?”. Il piccolo Guybrush Ulysses annuì, confortato dal caro
ricordo e dalla figura paterna, e si asciugò gli occhi. “Ebbene Guybrush---continuò---io
ti prometto che se tu fai il buono e segui tuo fratello, tutto andrà per il
meglio. Ci salveremo ed un giorno, ti prometto, torneremo a cavalcare insieme
il Pazzo Bucaniere Rotante”.
Guybrush si consolò, si staccò dalla gonna della madre
e seguì Chuckie. “Ti affido una spada, e ti auguro di non farne mai uso. Ma
ora, entrate in quella porta ed uscite dalla stiva della cucina che porta
direttamente sul ponte. Lì prendete una scialuppa ed allontanatevi”, furono
queste le ultime raccomandazioni fatte da John George al figlio Chuckie.
“Magari lo faremo davvero
---pensò il Capitano Threepwood, mentre l’equipaggio
cominciava a sfondare l’entrata della stiva---Magari lo rifaremo un giro sul
Pazzo Bucaniere Rotante. Un giorno, o in un’altra vita. Oppure…..IN UN SOGNO!”
Chuckie era riuscito a percorrere la cucina, con la
sorellina in braccio, ed il fratellino per la mano. Trovò la botola e la varcò,
ritrovandosi nel ponte. Si guardò intorno, mentre la pioggia batteva sulla sua
testa, sperando di trovare la via libera….Ma non fu fortunato.
Di fronte a lui stava il temibile LeChuck, che
ghignava malefico. I due erano faccia a faccia, senza dirsi una parola, con la
pioggia che batteva sulle loro teste.
Poi Chuckie parlò.
“ Maledetto bastardo! E’
stata tua l’idea di questa rivolta scommetto!”
“ Non agitare troppo quella lingua, ragazzo.
Potresti pentirtene” replicò LeChuck
“ Sei solo un maledetto! Per colpa tua mio padre
sta combattendo contro un intero equipaggio! Io ti ammazzo” urlò Chuckie,
estraendo la spada e allontanando da sé Guybrush e la sorellina
“ Bene bene bene---anche LeChuck estrasse la
spada--- Vediamo se nelle tue vene scorre il
nobile sangue dei Threepwood. Mi aspetto molto da te. E poi, siamo quasi
omonimi. Ahr!Ahr!Arh! ”
I due pirati si fissarono a lungo, poi cominciarono a
battersi. Le due spade scintillavano nella notte, scontrandosi e stridendo,
mentre i fulmini, di tanto in tanto, illuminavano il ponte.
Chuckie aveva imparato a tirar di scherma dal padre,
ma era più grande la sua rabbia, che la sua tecnica.
Guybrush osservava spaventato l’intera scena: vedeva
il fratello indietreggiare per poi affondare nuovamente, lo vedeva mentre veniva
ferito profondamente al braccio, lo vedeva sanguinare e urlare, per poi tornare,
rabbioso, a combattere.
Lo scontro continuava furioso, ma improvvisamente
LeChuck riuscì a sbaragliare il giovane avversario, e con violenza affondò la
sua spada nella gamba di Chuckie.
Gli occhi del giovane Threepwood si spensero per un
attimo, poi egli cadde sul ponte, urlando e sanguinando. Il braccio e la gamba
feriti si staccarono dal corpo, nell’impatto con il suolo.
Il piccolo Guybrush Ulysses era sconvolto. Si avvicinò
al fratello, piangendo. Tacque a lungo e poi, confuso, riuscì solamente a dire,
con l’angoscia nel cuore: “E’ colpa mia? E’ colpa mia se tu sei morto Chuckie?”.
Chuckie sollevò la testa, e con un fil di voce, lacrimando, si rivolse al
piccolo per l’ultima volta.
“M-ma che ti viene in mente Guy? E’ s-solo che i
nostri genitori mi hanno detto di portarti in salvo, ma io non ce l’ho fatta…..A-a-abbi
cura della tua sorellina e…vendica il nome dei Threepwood. Diventa anche tu un
pirata, sconfiggi LeChuck, trova il segreto dell’Isola delle Scimmie e….e…regna
sui sette mari”.Chuckie non parlò più, non poteva, era morto.
In quel momento il cuore di Guybrush affrontò una
tempesta ben peggiore di quella che stava facendo sbalzare la nave sui flutti.“E’
colpa mia se tu sei morto. Io sono un bambino cattivo. Rompevo sempre i
giocattoli. E’ colpa mia. E’ colpa mia!”.
LeChuck era stato a vedere tutta la scena: “Che
quadretto commovente” disse con sarcasmo, poi afferrò Guy e prese anche la
piccola Samantha.
In quel momento l’equipaggio usciva dalla stanza del
capitano. Avevano vinto, erano riusciti a ribellarsi a John George, ed adesso
gli scheletri dei genitori di Guy, scuoiati e legati a pali di legno, venivano
sollevati dalla ciurma e gettati nel mare in tempesta.
Quella scena, quel momento, quel secondo distrusse la
mente di Guybrush Threepwood. Il suo cuore, la sua mente, la sua anima subirono
uno shock….che non lo avrebbe più abbandonato. Tutto cominciò a mischiarsi:
i genitori che lo avevano abbandonato………..andare alla
fiera e fare un giro sul Pazzo Bucaniere Rotante…..il fratello Chuck morto, con
la gamba ed il braccio mozzati…perché era morto? Ah, sì, perché lui rompeva
sempre i giocattoli. Mamma e papà gli avevano detto si salvarlo. …..Già, e mamma
e papà? Due scheletri……LeChuck….Monkey Island…….Tutto si confondeva, tutto
girava vorticoso in lui. Erano troppe emozioni per un bimbo della sua età, era
meglio dimenticare, dimenticare tutto. E magari ricordare quando si è più
grandi. Eh, sì, i grandi sopportano meglio le emozioni….da grande sarebbe dovuto
diventare un pirata! Perché poi? Non se lo ricordava già più.
Quando perse i sensi, in braccio a LeChuck, questi
disse: “Bene ragazzi. Qui abbiamo finito. Adesso possiamo anche impossessarci
di tutte le ricchezze di questa nave. Arrivati a terra venderò questi due
mocciosi ad un orfanotrofio. Ci guadagnerò dei soldi e loro potranno studiare e
crescere. Eh sì, sono proprio generoso. Andiamo in coperta ora, qui fa troppo
freddo. E sbattete in acqua anche questo mezzo cadavere, qui”.
“Guybrush! Dove vai Guybrush!”esclamò
Samantha. Ma Guybrush non la stava a sentire, era ancora intento a tagliare le
sbarre della finestra, con una lima. “Non dirmi che vuoi scappare! Non puoi
lasciare l’istituto. Qui abbiamo tutto quello che ci serve, e ci fanno anche
studiare in scuole prestigiose. La senti la suora, da grande potresti diventare
un ragioniere!”. “ Mi spiace piccola, io devo andare. Un giorno forse ci
rincontreremo. Non ti porto con me, sei ancora una ragazzina, è meglio che tu
resti qui…Come hai detto tu, questo è il tuo posto. Ma non il mio. Io vado via”
e continuò a lavorare con la lima. “Ma dove? Dove vai via?” disse la
sorella.
“ E’ il mare che mi richiama a sé---disse
Guybrush--- Io…diventerò un pirata!”
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